nche se un tempo era facile effettuare il Root, ai giorni nostri si tratta attualmente d’un operazione che può richiedere parecchi passaggi. Certo, tutto ciò è fatto per la nostra sicurezza, d’altro canto molti utenti si trovano a lamentarsi che la loro libertà è stata strappata dalle loro mani. Detto sinceramente la pratica del Rooting è ancora parecchio attiva, ma adesso bisogna fare i conti con quello che viene chiamato come il Bootloader.

Il Bootloader è una parte del sistema operativo Android che è riservata esclusivamente al caricamento dei file più importanti, e contiene le istruzioni necessarie ad avviarne i suoi primi essenziali passi. Senza di questo componente, Android non sa dove procurarsi le risorse per il suo avvio.

Essendo questa la parte più delicata, nel quale può infilarsi un virus che potenzialmente può essere impossibile da rimuovere, il Bootloader è normalmente bloccato dall’accesso del normale utente. Di regola non ha mai bisogno di essere sbloccato, nemmeno quando viene rilasciato un aggiornamento al sistema operativo: questo per eliminare la possibilità che un aggiornamento modificato può ritoccare quella parte dello Smartphone.

Ma quindi, come si può sbloccare lo Bootloader? Ecco qualche consiglio su come si può attuare questo passaggio, con e senza l’intervento del brand principale.

Prima di tutto, parliamo di come normalmente il Bootloader viene bloccato dal Brand. Questa parte di Android è chiusa dietro un codice, generato esclusivamente dal seriale dello Smartphone. Questo codice va comunicato attraverso uno strumento compatibile (nella maggior parte dei casi, ADB).

Un esempio di come si può attuare tutto ciò è connettere il cellulare al PC (Con il Debug USB attivo e lo sblocco OEM attivo), aprire ADB ed iniziare con il comando “list devices”. Lo smartphone comparirà nella lista. A questo punto basta inserire il comando “adb reboot bootloader” ed aspettare qualche secondo. Una volta che il cellulare è pronto, basta scrivere “fastboot flashing unlock” (fastboot oem unlock per i prodotti più vecchi). Solitamente questo comando deve essere eseguito insieme al codice, o può essere richiesto a parte da ADB.

Vediamo ora come possiamo ottenere il codice necessario.

  • Ottenendo il codice tramite il supporto tecnico dello Smartphone

Il metodo più semplice e classico è quello di richiede il codice stesso dal produttore. Questo perché c’è ancora un diritto che riguarda la modifica dei nostri dispositivi Android, quindi molti (ma non tutti) i brand permettono di sbloccare il bootloader se richiesto espressivamente.

Ogni brand ha il suo metodo: la Huawei ha una pagina nel quale compilare un form apposito. La RealMe richiede l’installazione d’un programma per l’analisi dello Smartphone, seguito sempre da una richiesta scritta. La chiave sta nello spiegare che cosa s’intende fare con lo sblocco, ma in generale tutti i motivi sono ben accetti.

  • Usando un programma per forzare il codice allo scoperto

Nel caso il Brand non supporta lo sblocco del Bootloader, per più motivi (anche per l’età dell’apparecchio) esistono dei programmi che possono decifrare il codice per voi. Questi programmi sono ad esempio DC-Unlocker e HCU Client. Questa soluzione è purtroppo a pagamento e può costare anche fino a 30 euro, a seconda del marchio dello Smartphone.

  • Con altri mezzi di sblocco aggressivo

Se tutto fallisce, ci sono sempre i vari programmi che permettono di riscrivere il Firmware del cellulare ed effettuare in successivo il Root, sbloccando il Bootloader. E’ una pratica però piuttosto rischiosa, anche se le possibilità di rovinare lo smartphone sono comunque piuttosto ridotte.

Francesco Giuliani
Author: Francesco Giuliani

Italian Entrepreneur & King of Influencers.

Italian Entrepreneur & King of Influencers.

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